Gli utenti danno il nome ai luoghi.
Nel dicembre 2010 Mapquest ha lanciato una nuova piattaforma che consente la visualizzazione di mappe geografiche e il calcolo di itinerari (in auto, in bici o a piedi) utilizzando come base dati la cartografia di OpenStreetMap. Oltre al servizio in sé, Mapquest ha messo a disposizione alcuni strumenti in grado di segnalare un errore sulla mappa (il famoso “report a bug”) o di editare la mappa attraverso Potlatch 2. Allo stesso tempo sono state rilasciate delle API che permettono di interagire con i dati OpenStreetMap presenti sui server Mapquest.
Le stesse API che abbiamo utilizzato per eciclo. Per maggiori informazioni vi consiglio di andare sul sito di riferimento.
La base dati della cartografia Open Street Map è generata dagli utenti/mappatori che “disegnano” le mappe, anche grazie all’aiuto di tracce GPS, aggiungendo, modificando o colorando i luoghi che più conoscono e dando i nomi ai sentieri e alle località che mancano.
Se provate ad andare da Vò a Padova, dovrete prendere il sentiero Vietnam, un nome che esiste solo nella cultura biker
La cartografia che trovate in mappa dei colli euganei è stata interamente costruita dai mappatori euganei. Si tratta di una piattaforma in cui gli utenti generano contenuti e li condividono, al pari di YouTube, Second Life e Wikipedia.
Inoltre OpenStreetMap (essendo libera) dà la possibilità di creare gratuitamente applicazioni terze che permettono di riutilizzare e personalizzare la base dati. L’applicazione più interessante che mi viene in mente è CycleStreet che ha aggiunto alla mappa OpenStreetMap, un layer “fidato” di piste ciclabili che permette di organizzare un viaggio in bici, incrociando i dati degli utenti del sito con quelli di OpenStreetMap.
Una tecnologia che sta interessando anche gli organismi pubblici, tanto che iniziano ad includere nei loro siti istituzionali applicazioni di questo tipo, si veda il West Sussex Country Concil.
I contenuti generati dagli utenti (user generated content) quindi stanno entrando sempre più nella scena sociale e politica. Si avvicinano ad un esercizio di democrazia participativa. Come il nostro Trail Status. Applicazioni ad hoc che permettono la creazione e la condivisione di contenuti/informazioni da parte degli utenti sono alla base (1) sia per intraprendere un percorso di partecipazione alle scelte e alle decisioni politiche e (2) sia per creare una base dati da cui partire per valutare un intervento. Sembra chiaro che aprire un pagina istituzionale su Facebook, non è pienamente un esercizio di democrazia partecipativa. Facebook è una balena business oriented, organizzata per fare soldi visto che è gratis (paradossalmente). Come per OpenStreetMap quello che più conta è rilasciare un canovaccio libero dove gli utenti possano disegnare i luoghi, commentare, possano caricare le informazioni o le proposte soprattutto legate al loro territorio. Appare chiaro che la scelta e la responsabilità della decisione rimane a chi è pagato e (in teoria) ha le competenze per prenderla. Viviamo in una società complessa in cui è molto difficile decidere e molto spesso (non sapendo che pesce prendere) chi detiene il potere sceglie secondo il proprio interesse o tornaconto personale o per compiacere una frangia di popolazione a lui vicina, non conoscendo la “mappa” della situazione attuale. Gli strumenti tecnologici possono aiutarci a migliorare, a prendere decisioni più efficaci e a rendere i processi di decisione politica condivisi e trasparenti. Il primo passo potrebbe essere rendere liberi i dati a disposizione delle amministrazioni pubbliche. Qualche esempio.
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