L’istituzione di un organo sovracomunale posto a tutela del patrimonio naturale e culturale dei Colli Euganei arriva dopo circa 80 anni di dibattiti, di leggi e di proposte.
Si pensi che la prima legge “protezionistica” nazionale è del 1902, anche se in essa venivano solo contemplate “la tutela e la conservazione dei monumenti ed oggetti aventi pregio d’arte e antichità”.
L’Ente Parco Colli Euganei è stato istituito con la legge regionale n° 38 del 10 ottobre 1989 con voto unanime. In base a questa legge il Parco Colli si configura come soggetto di diritto pubblico, mediante il quale la Regione esercita le materie di sua competenza (tutela del territorio, attività di cava, tutela e vincoli forestali, educazione ambientale e promozione ecc). Grazie alla sua natura sovracomunale il Parco si pone come ente di riferimento per tutto ciò che concerne la salvaguardia e la promozione del territorio, dettando in particolare, attraverso il proprio Piano Ambientale (1994), le linee guida in campo edilizio che i Comuni sono tenuti a recepire. (fonte “I colli euganei”, 2010, cierre edizioni)
La creazione di un organismo che si prenda cura della fragilità di questo territorio così particolare e unico e che emani le linee guida anche nei confronti dei Comuni che lo compongono si è resa necessaria anche in conseguenza dell’attività estrattiva (ora superata) e anche per disciplinare, attraverso il Piano Ambientale, le velleità edilizie dei Comuni: negli ultimi dieci anni l’incremento delle unità abitative in provincia di Padova è stato dello 12,8% mentre nell’area Parco si è fermato allo 10,3% (fonte “I colli euganei”, 2010, cierre edizioni). Non è un grande risultato, ma sempre meglio del resto della provincia e del Veneto.
Situazione attuale: i finanziamenti regionali a favore del Parco sono stati azzerati, come si legge sui giornali. Azzerati significa zero. La Regione che ha creato il Parco ora taglia i fondi per il parco stesso, sembra quasi in paradosso ma è così. I lavoratori del Parco ora rischiano la disoccupazione. Tutte le attività in cantiere sono sospese se non cancellate e la sopravvivenza del Parco stesso è in dubbio. Se così fosse sarebbe l’ennesima occasione mancata per fare delle bellezze naturalistiche del territorio euganeo un volano per l’economia (anche alla luce della crisi del comparto termale), impostando così le basi per uno sviluppo sostenibile e uscendo da questa pessima impostazione di amministrazione della cosa pubblica, che suppone l’edilizia come progresso e che in dieci anni ha cancellato per sempre dalla faccia della terra intere aree verdi. Un’impostazione che denota solo l’incapacità dei soggetti pubblici locali di creare e di amministrare, infatti concedere una concessione edilizia sono capaci tutti.

A questo riguardo è importante riportare la notizia dell’avvio da parte del Parco del percorso verso l’adesione della Carta Europea di Turismo Sostenibile (C.E.T.S).
Questa carta favorisce la concreta applicazione del concetto di sviluppo durevole, ovvero “uno sviluppo capace di rispondere ai bisogni delle generazioni attuali, senza compromettere la capacità delle generazioni future di rispondere ai propri”. Questa è un’occasione unica per i Comuni del Parco per mettere in luce e spendere meglio la posizione privilegiata in cui si trovano e per far aumentare la già alta frequentazione turistica (900.000 persone/anno), mettendo le basi per un’economia durevole, di qualità e rispettosa dell’ambiente.
La vera inutilità è avere un Ente Parco debole e senza soldi.

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