Un’ipotesi di percorso con alcune splendide foto e una breve descrizione.

Di seguito un articolo che illustra la nascita di una pista ciclabile che corre attorno ai colli euganei, già concordata in sede pubblica. Circa dodici anni fa. Un esempio di politica pubblica. La sua attuazione è senza dubbio un processo complesso, con molti attori coinvolti: privati cittadini, amministrazioni pubbliche.

Tuttavia non è ancora stato del tutto definito e messo in sicurezza il percorso. Una delle spiegazioni, condivisibile, di questo ritardo illustrata nell’articolo qui sotto, individua l’errore anche nel non voler chiedere ad assemblee pubbliche, ad associazioni o anche solo non condividere con i privati cittadini il progetto quando è ancora in fase di creazione.
In una società complessa come la nostra, ogni progetto pubblico complesso (come può essere anche solo una pista ciclabile) deve essere studiato bene (anche sulla opportunità di realizzazione) e condiviso capibile visibile Trasparente prima della sua effettiva attuazione (implementazione). Una cosa che con internet ora si può fare. Bastava anche solo un sito o una sezione esplicativa su un altro (gestito da un’ente pubblico) sul: chi, come, cosa, perché etc. Ma in Italia siamo un po’ indietro su questo.
Speriamo comunque che si riesca a finalizzare e valorizzare questa pista ciclabile.

COLLI EUGANEI
Piste ciclabili, alla ricerca del grande anello incompiuto


Dal Mattino di Padova – 25 Maggio 2010

LONDON bikeL’anello dei Colli Euganei, opera mastodontica lontana dal completamento, sembra più il set di ‘Giochi senza frontiere’ che una pista ciclabile: pericolose discese e curve a Rovolon, interruzioni a Teolo, variante contestata all’Abbazia di Praglia.
TEOLO. Ci manca solo il Minotauro all’interno del labirinto. Un labirinto dal quale ancora non si riesce ad uscire. L’anello ciclabile dei Colli Euganei, opera mastodontica ancora molto lontana dal completamento, in questa zona sembra più il set di «Giochi senza frontiere» che una pista ciclabile. Scendendo da Rovolon, in via Rialto, effettua infatti una serie di pericolose discese e micidiali curve a gomito. Un percorso da paura.

«I tecnici provinciali hanno trovato però la soluzione per l’incolumità delle persone – esordisce l’ambientalista Gianni Sandon, consigliere di minoranza del Parco Colli – Consiglieranno ai ciclisti di percorrere a piedi quel tratto». Per chi sopravvive si arriva, quindi, in pianura, dove ci si intreccia con un emblematico incrocio di strade, tutte percorribili in bicicletta. La prima parte da via Fontane e termina, senza proseguire oltre, in via Frassanelle, creando un bellissimo rettilineo che sembra essere adatto anche alle corse dei cavalli al trotto (le scuderie e i recinti sono proprio a due passi, nella vicina tenuta che fiancheggia i campi da golf delle Frassanelle).

La vera e propria pista di Teolo inizia invece in via Costigliola Monticello, corre lungo il canale Rialto e dovrebbe giungere, secondo il progetto iniziale, all’incrocio tra via Valli e via Cologna. E qui cominciano le beghe. Una sbarra posta tra una abitazione privata e il canale impedisce il passaggio a chiunque. «La storia dell’anello ciclabile dei Colli Euganei parte nel dicembre 1994 – commenta Sandon – Ideato e proposto da un gruppo di associazioni». Nel 1998 il via ai lavori della parte sud, che va da Battaglia a Vo’ Vecchio, e nel 2001 la Provincia prende in carico dal Parco Colli il progetto. «Da quel momento – afferma Sandon – mai una sola volta si è tenuta una riunione con le associazioni promotrici».
Partito il primo progetto sulla falsariga di quello ideato dal gruppo promotore, lungo la strada sono state effettuate alcune varianti nei lavori, man mano che si presentavano degli intralci alla realizzazione del percorso. Per quanto riguarda Teolo, si inizia proprio con una variante, prevedendo la costruzione di un ponticello all’altezza della sbarra sul canale Rialto. «Peccato – dichiara sorridendo Sandon – che i tecnici l’abbiano previsto «dopo» la sbarra stessa».

Secondo punto dolente e seconda variante. Lungo il canale, altra chiusura, sempre per un problema di proprietà privata recintata che arriva sul ciglio del canale; i tecnici stavolta hanno dovuto ideare un giro contorto attorno alla casa, interrompendo il percorso rettilineo, immettendosi nella via asfaltata per ricongiungersi poi, una volta attraversato un ponticello, con la pista ciclabile ben rifinita. Proseguendo per la stessa si arriva ad un’altra serie di ostacoli, rappresentati da proprietà private recintate e garage costruiti a ridosso del canale. «Per evitare una lunga serie di contenziosi – commenta Sandon – hanno pensato bene di porre una seconda fase di variante spostando la ciclabile e facendo un lungo giro a tenaglia lungo via Ca’ Boldù, immettendosi poi in via Liviana, ampliando il bordo della strada.

Peccato che si siano trovati di fronte ad una servitù di passaggio. Il vicino ha fatto ricorso al Tar, vincendolo. Pare ora che anche altri dirimpettai stiano accarezzando questa ipotesi. Il bello – prosegue l’ambientalista – è che hanno previsto una piazzola di sosta e un percorso lungo il costone in via Liviana che sta franando e per il quale devono costruire un muretto di contenimento». E avanti. Superato questo ostacolo si ritorna ad immettersi nel tratto originale. Ma non tutti i nodi sono ancora venuti al pettine. La ciliegina sulla torta è rappresentata infatti dalla variante, proposta al percorso originale, che porterebbe la ciclabile a passare di fronte al sagrato e lungo il perimetro delle mura dell’Abbazia di Praglia. Il 18 giugno 2007 la giunta provinciale approva la delibera. I frati però sono risentiti del fatto di non essere stati interpellati prima di prendere quella decisione.

«Il 4 luglio dello stesso anno l’abate Norberto Villa prima invia una lettera, poi si rivolge al Tar, mettendo in questo modo le briglie a tutti – afferma Sandon – tanto è vero che anche la Sovrintendenza, con una lettera, si affretta a fare marcia indietro. A novembre 2007 si passa così alla rimodulazione del progetto – prosegue – e nell’estate del 2008, sotto la guida dell’assessore provinciale Mauro Fecchio, vengono assegnati i lavori alla ditta Paolo Garofolin di Torreglia. Tra Provincia, Parco Colli e Comune l’opera complessiva costa quasi dieci miliardi delle vecchie lire, una grossa fetta è finanziata dalla Fondazione Cassa di Risparmio, circa la metà».

Tutto risolto? Nemmeno per idea. «Dopo una situazione di stallo, nel luglio 2008, abbiamo avuto un incontro al quale ho partecipato anche io come ospite silente – continua Sandon – con l’abate e il suo braccio destro don Mauro nel quale pareva trovarsi una possibile via d’uscita. Inizia la fase di ripensamento e la proposta di rientrare al vecchio percorso sullo snodo all’incrocio «La croce». L’11 dicembre 2008, durante la riunione della quinta commissione, il presidente del Parco si assume l’impegno di ripristinare il vecchio progetto ma dopo tre settimane giunge la notizia che il Tar regionale ha dato ragione ai monaci di Praglia». Si giunge così ai giorni d’oggi e a metà del prossimo mese di giugno quando il Consiglio di Stato si esprimerà sulla questione. «Così anche il Parco – termina Sandon – dovrà assumere una sua posizione in merito».
(25 maggio 2010)

Una versione dell’anello la potete trovare qua sotto. Ma non sarà quella definitiva 🙂

Anello Colli Euganei

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