La chiamano “revamping”. Sarebbe più esatto chiamarlo “restyling”, visto che il progetto prevede una torre di 120 davanti al Monte Ricco (330 metri) e alla Rocca di Monselice (220 metri) – verso Sud. Più la riassetto di una cava sui Colli Berici che servirà da “materia prima”, la cava di Orgiano.
La questione è delicata. Da una parte ci sono 250 lavoratori (stima dei sindacati e contando anche l’ipotetico indotto), da un’altra parte c’è la frangia tristemente e demagogicamente detta dal sindaco di Monselice “la fabbrica delle paure” (Mattino, 22/04/2010, pag. 13), come è costume in questi altrettanto tristi anni, che solleva dubbi:
1) sulla necessità di revamping di un impianto che rappresenta un’economia (quella delle cave) non strategica per la vocazione / velleità turistiche della zona.
2) sulla ammissibilità di costruire una torre alta 120 metri proprio a ridosso dei Colli Euganei, intaccandone così il landscape
3) sui danni collaterali alla health che il revamping potrebbe portare
per ultimi ci sono gli amministratori pubblici che non sanno ancora cosa fare. Cautela, e intanto vedono da che parte tira il vento, come è costume in questi altrettanto tristi anni.
Una proposta della Lega, a mio modesto parere sconsiderata, creare una Monselice Due: invece che fare cemento, facciamo una colata di cemento. Un bel regalo ai palazzinari. Per risolvere il problema dell’occupazione, il vero nodo della questione, chiediamo agli operai che diventino muratori. Che tristi anni.
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